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Ricordando il massacro di Babij Jar (Бабин Яр)

Il Presidente della Germania Gauck e dell’Ucraina Poroshenko hanno partecipato alla cerimonia per il 75esimo del massacro di Babij Jar, dove vennero uccisi almeno 34mila ebrei dalle forze naziste e collaborazionisti ucraini.

Cito da wikipedia.it:“I tedeschi raggiunsero Kiev il 19 settembre 1941. I partigiani e i servizi sovietici dell’NKVD avevano minato una serie di edifici nel centro della città e li fecero esplodere il 24 settembre provocando centinaia di vittime fra le truppe tedesche e lasciando oltre 50.000 civili senza tetto.

A quel tempo, nella città risiedevano 60.000 ebrei, 100.000 erano fuggiti quando a giugno dello stesso anno i tedeschi invasero l’Unione Sovietica.
Il 28 settembre vennero affissi per la città manifesti recanti la dicitura seguente: “Tutti gli ebrei che vivono a Kiev e nei dintorni sono convocati alle ore 8 di lunedì 29 settembre 1941, all’angolo fra le vie Melnikovskij e Dochturov (vicino al cimitero). Dovranno portare i propri documenti, danaro, valori, vestiti pesanti, biancheria ecc. Tutti gli ebrei non ottemperanti a queste istruzioni e quelli trovati altrove saranno fucilati. Qualsiasi civile che entri negli appartamenti sgomberati per rubare sarà fucilato.”

Molti, inclusi i 60.000 ebrei della comunità ebraica di Kiev consistente in anziani, malati, bambini e donne, ovvero tutti coloro che non erano riusciti a a fuggire prima dell’arrivo dei nazisti, pensarono che sarebbero stati deportati. Già il 26 settembre invece, in una riunione fra il comandante militare di Kiev, Generalmajor Eberhardti, l’ufficiale comandante l’Einsatzgruppe C, SS-Brigadeführer Dr Otto Rasch, e l’ufficiale comandante il Sonderkommando 4a, SS-Standartenführer Paul Blobel, si era deciso di ucciderli come rappresaglia agli attentati del 24 settembre, ai quali gli ebrei erano peraltro estranei.

Gli ebrei di Kiev si radunarono presso il cimitero, aspettando di essere caricati sui treni. La folla era tale che molti degli uomini, donne e bambini non capivano cosa stesse accadendo e quando udirono il rumore delle mitragliatrici, era troppo tardi per fuggire. Vennero condotti in gruppi di dieci attraverso un corridoio di soldati, come descritto da A. Kuznetsov:

« Non c’era modo di schivare o sfuggire ai colpi brutali e cruenti che cadevano sulle loro teste, schiene e spalle da destra e sinistra. I soldati continuavano a gridare: “Schnell, schnell!” (In fretta! in fretta!) ridendo allegramente, come se stessero guardando un numero da circo; trovavano anche modi di colpire ancora più forte nei punti più vulnerabili: le costole, lo stomaco e l’inguine. »
(A. Kuznetsov)

Gli ebrei furono obbligati a spogliarsi, picchiati se resistevano, infine uccisi con armi da fuoco sull’orlo del fossato. Secondo l’Einsatzbefehl der Einsatzgruppe Nr. 101, almeno 33.771 ebrei da Kiev e dintorni vennero trucidati a Babij Jar fra il 29 e il 30 settembre 1941: abbattuti sistematicamente con le mitragliatrici.

Esecutore del massacro fu l’Einsatzgruppe C, supportato da membri del battaglione Waffen-SS e da unità della polizia ausiliaria ucraina. La partecipazione di collaborazionisti a questi eventi, oggi documentata e provata, è tema di un pubblico e doloroso dibattito in Ucraina”.

Elia Levi

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